Fonte: “italianotizie.it“
Il debito che la musica
italiana ha nei confronti di Luigi Tenco è smisurato.
E’ grazie a lui
se è diventata adulta. Se i suoi testi si sono fatti più maturi,
guardando l’essenza della realtà e non la sua idealizzazione. Se il
sentimentalismo disincantato della canzonetta ha ceduto il passo alla
disillusione intimista della canzone d’autore. Una vita breve quella di
Tenco, ma sufficiente a tracciare un solco profondo a separare il nuovo
modo di fare canzone dal vecchio, e a fare di lui un autentico
rivoluzionario della composizione, cui tutti coloro che oggi fanno
canzone devono qualcosa.
E’ stato amato
ma, spesso, incompreso e non di rado rifiutato. Ma forse questo è il
destino di quegli artisti che hanno l’ardire di travalicare le
frontiere dei tempi in cui vivono. Il trascorrere degli anni, come
sempre accade, ha dato lui ragione, elevandolo tra i padri nobili della
musica d’autore italiana.
Eppure,
nonostante tale contributo, la sua memoria meriterebbe di più. Il suo
nome e la sua musica dovrebbero ricorrere più spesso di quanto non
accada. Soprattutto tra le generazioni più giovani che, con ogni
probabilità, ne sconoscono la bellezza.
E’ vero. Esiste
un premio a lui intitolato. Varie manifestazioni canore che lo
ricordano. Non di rado le sue canzoni sono reinterpretate: un elenco
infinito e trasversale che, solo per limitarsi ai tempi più recenti,
spazia da Claudio Baglioni a Morgan, dai La Crus a Ivano Fossati, sino
a giungere a Mango.
Ma sono ancora
insufficienti a restituire a Tenco quanto gli è dovuto. Soprattutto se
si tiene conto che, sempre più spesso, il nome di Tenco è associato
alla tormentata storia d’amore con Dalida, nonché al gesto estremo che
ne concluse la vita ed ai supposti misteri che l’avvolgerebbero,
piuttosto che all’arte indiscussa. Amaro destino per un poeta
dell’anima.
In questo clima giunge dunque piacevolmente inattesa la notizia della prossima pubblicazione, il 13 novembre, di un doppio cd, edito all’interno della collana “I dischi del club Tenco” e realizzato da “Ala bianca”: “Luigi Tenco, inediti”.
Il piatto forte
dell’album è costituito dalle 39 registrazioni inedite del primo cd. Un
ricco bottino frutto di un’autentica caccia al tesoro tra cimeli di
famiglia e gli archivi della Bmg che ha visto protagonista Toni Verona,
presidente di Ala bianca.
Spiccano “Padroni della terra”, prima versione italiana de “Il
disertore” di Boris Vian. Versioni straniere che avrebbero dovuto
essere il lancio del cantautore piemontese all’estero (“Un giorno dopo
l’altro” in versione francese e inglese, “Ognuno è libero” in
spagnolo). Performances televisive dal vivo per la Rai (“Non sono io” e
“Vedrai vedrai”). “Guarda se io” su una musica del tutto
diversa da quella che poi avrebbe visto la luce. Così come “Il tempo
passò” e “Come mi vedono gli altri” arricchite, anche in questo caso,
da orchestrazioni differenti da quelle ufficiali. Reperti che
confermano le ipotesi secondo le quali l’estro musicale di Tenco fosse
stato spesso tenuto ingiustamente a freno da opinabili scelte delle
case discografiche.
Tra i brani del primo cd, si segnalano anche tre composizioni inedite
mai cantate da Tenco e affidate al sax Stefano Bollani (“No no no”) e
alle voci di Massimo Ranieri (“Se tieni una stella”) e Morgan (“Darling
remember” versione inglese di “Vola colomba”). Completano il tutto due
curiose bonus track (“I know, don’t know how” e “The Continental”): due
standard jazz eseguiti nel 1957 dal Settetto Moderno Genovese, il cui
sax contralto era un Tenco ancora diciannovenne.
Il secondo cd raccoglie 17 interpretazioni che – nelle varie edizioni della “Rassegna della canzone d‘autore” organizzate dal club Tenco – sono state eseguite dal vivo da diversi artisti italiani, tra cui Alice, Roberto Vecchioni, Ricky Gianco e Simone Cristicchi . A “Lontano lontano” spetta il compito di aprire e chiudere il cd nelle versioni, antitetiche ma coerenti, di Vinicio Capossela ed Eugenio Finardi.
L’album verrà presentato a Sanremo il 12 novembre, in occasione della 34ma edizione del Premio Tenco, insieme a “GenovaJazz‘50”, ulteriore progetto sonoro avente per protagonista Tenco, ai tempi della sua frequentazione degli ambienti jazz.
L’opera è il preludio alla pubblicazione dell’opera omnia di Tenco che, secondo le intenzioni dei curatori, dovrebbe vedere la luce entro il prossimo anno.
Ci auguriamo che tali iniziative beneficino del dovuto risalto mediatico. Sarebbe l’occasione giusta per portare le canzoni di questo “acchiappanuvole” nuovamente sotto la luce dei riflettori, raggiungendo anche quelle fasce di pubblico che ancora non lo conoscono.
